“Aggiungere una citazione del Papa”
La tentazione dei governanti globali di agganciarsi come lamprede alla retorica di Francesco è una faccenda universale che in Barack Obama raggiunge inarrivabili vette di manipolazione linguistica. “Aggiungere una citazione del Papa” recitava un’indicazione scritta a mano dal presidente sulla bozza di un discorso di politica economica di qualche mese fa.

La tentazione dei governanti globali di agganciarsi come lamprede alla retorica di Francesco è una faccenda universale che in Barack Obama raggiunge inarrivabili vette di manipolazione linguistica. “Aggiungere una citazione del Papa” recitava un’indicazione scritta a mano dal presidente sulla bozza di un discorso di politica economica di qualche mese fa. Nei riferimenti ai principi dell’economia sociale dei mercato dell’esortazione apostolica Evangelii Gaudium – richiami non estranei alla dottrina – il presidente americano vede strumenti per battere sul tasto della diseguaglianza economica che gli è caro, in qualche modo protetto dal Vescovo di Roma, l’amato “angelo della neve” che ottiene contemporaneamente una simpatetica copertina del liberal New Yorker e l’incoronazione dell’istituzionale Time. Ma non è soltanto la sovrapponibilità del vocabolario economico a solleticare Obama. Il presidente chiede ai consiglieri di tenerlo costantemente aggiornato sui gesti e le parole del Papa, misura le sue mosse, lo chiama pubblicamente “un messaggero di pace straordinariamente profondo e appassionato”, con un “incredibile senso dell’empatia verso gli ultimi, verso i poveri”. Benedetto XVI regalava a Obama la “Dignitatis Personae”, testo della congregazione per la Dottrina della fede che evidentemente è rimasto chiuso a chiave in qualche cassetto della Casa Bianca, Francesco dà al presidente gli strumenti per una manipolazione retorica attorno al tema degli ultimi e della mistica del “chi sono io per giudicare?”.
Tirare per la stola Bergoglio è un passatempo trasversale fra i leader del mondo, ma Obama intravede nelle aperture del Papa gesuita la possibilità di stabilire con lui un rapporto analogo a quello che Reagan ha stabilito con Giovanni Paolo II. A selezionare parole e accenti bergogliani da riproporre come una minestra politica riscaldata c’è il “gabinetto cattolico” di Obama, idealmente capeggiato dal chief of staff Denis McDonough, cattolico liberal e irlandese di stampo kennediano, dunque teorico, in ultima istanza, dell’irrilevanza pubblica della fede. Dove la chiesa cattolica chiede riconoscimento e diritti di incidenza nell’ambito della cosa pubblica – la profonda guerra legale sulla declinazione della riforma sanitaria per università, scuole e ospedali cattolici, ad esempio – l’Amministrazione oppone dinieghi non negoziabili. Nella storia della chiesa cattolica in America si ricordano poche dispute radicali come quella fra Obama e i vescovi intorno alla libertà religiosa scolpita nel Primo emendamento. Ma della gesuitica saggezza francescana è ansioso di rielaborare in chiave politico-retorica i contenuti che – opportunamente indeboliti – possono fare gioco alla sua visione del mondo.